Cenni biografici

Giorgio Gatto è nato a Genova dove vive.
E’ architetto; disegna, dipinge, fotografa, intaglia, costruisce …
Continua a studiare per approfondire la propria conoscenza del disegno e della pittura.
Quando non fa queste cose cucina, legge, perde tempo, vaga per montagne e boschi, città e musei.

Le opere che espone sono in gran parte realizzate con i più vari materiali di scarto, compresi legno e componenti tecnologici; il legno è però l’elemento base con cui costruisce le proprie opere. Lavorare con quello che trova introduce nella sua opera una componente di casualità, quello che rimane costante è il metodo con cui progetta e realizza le sculture-giocattolo o le sculture da parete, conferendo ad un coacervo di oggetti disparati un’impronta unitaria.

Da sempre tenta di unire ambiti e tecniche diverse; il colore, ad esempio, è sempre presente nei suoi lavori, il disegno è sempre dietro ad ogni progetto.

Ultimamente sta realizzando opere sempre più vicine all’installazione e ha presentato una serie di piccole tele ad olio ed acrilico.

Dal 1997 espone i propri lavori in varie gallerie e manifestazioni, in Italia e all’estero.

Collabora da tempo con la galleria Ellequadro Documenti di Genova con la quale, tra l’altro, partecipa al MISA (museo internazionale scultura per aziende).

La collaborazione si estende ad altre gallerie di Genova: Immaginecolore, con la quale ha esposto a Venezia a palazzo Zenobio e Artelier in occasione della partecipazione al concorso Dumping Art.

Collabora inoltre con la Galleria Artanda ad Acqui Terme.

“Fili e labirinti” è una installazione composta da 4 gomitoli di dimensioni diverse realizzati tutti con materiali di recupero.
Il titolo rimanda al filo di Arianna e al labirinto del Minotauro.
Nell’opera il labirinto non è rappresentato: ognuno ha il proprio labirinto in cui vive con i propri “mostri” e in cui cerca di orientarsi tramite il proprio filo di Arianna. Oggi più che mai il labirinto è complicato e richiede di essere affrontato in modo creativo: ognuno deve trovare la propria via di uscita.
Daniela Longo

Sito: http://www.webalice.it/giorgiogtt   E-mail: giorgiogtt@alice.it   Cell. 346 9778 124

La varietà dell’ormai inutile è sconfinata e qualsiasi cosa va bene per essere sottoposta ad un riciclaggio semiserio, semireale, semiecologico, semiartistico, semiscientifico ecc…

COSA COME E PERCHE’

Mi piace lavorare con i materiali residui della nostra società, intervenire su ciò che mi circonda ed è a portata di mano, una scelta che, con il tempo, è diventata sempre più consapevole.

Smontare e anche rompere gli oggetti per ricavare i pezzi da utilizzare nelle mie composizioni è metà del divertimento, l’altra metà consiste nel rimettere in qualche modo “tutto a posto”, ma è un ordine un po’ anarchico, variabile, relativo.

Parto dal disegno, quasi un modo per pensare, seguo la matita e immagini mentali, tenendo presenti i materiali di cui dispongo, per inventare assemblaggi e piccole macchine inutili, continuo sino a quando trovo una soluzione che abbia una forma, un senso e che voglia farsi costruire.

Tutto il mio agire vive della speranza di generare una interferenza, insinuare il sospetto che tutto si può trasformare, “Senza titolo” nell’arte astratta, è una parolina magica che libera l’arte da simbolismi, allegorie, significati ideologici, mi è sempre piaciuta. Senza il titolo si  affida tutto all’opera, ai colori, ai segni, alle forme. Senza il titolo si da fiducia a chi guarda, si rinuncia a fornire spiegazioni posticce. Un rischio, ma ne vale la pena.

Scrivono di lui

I rotolatori di Giorgio Gatto, sorta di macchine inutili, assurdi e rumorosi giocattoli “interattivi”, laici ed architettonici totem del nulla
Da “I rotolatori di Giorgio Gatto”di Roberto Guerrini

… si potrebbe anche dire che per la sua tecnica di collage tridimensionale il Gatto artista muove dall’objet trouvé, passa per l’objet démembré e sfocia nell’objet réinventé.

Gatto riesce ad essere habilis, faber e ludens al contempo, senza patire scissioni caratteriali per questo. Sa tessere logicamente i suoi collegamenti illogici senza cadere in contraddizione.
Da “Strategia del ragno, tattica del Gatto” di Feruccio Giromini”

…è evidente che nel disporre gli oggetti all’interno delle teche Gatto si diverte, e si diverte molto. Smonta i moderni totem, nuove icone del sacro. Mette in atto un suo rituale anarchico. Ma è un rituale ludico, sereno, pacato. Proprio per questo intimamente sovversivo.
Da “rivoluzioni ordinate” di Valentina Caserta

GIORGIO GATTO