Parteciperà a TecnoNart un artista trentino di fama internazionale: Matteo Boato, che attraverso le proprie opere indaga e interpreta ogni aspetto della vita umana, della natura e del mondo

 

IL DIARIO ARTISTICO di Matteo Boato

“Vivo il dipingere come fosse un diario, un continuo raccontare la mia VITA. Dipingo prevalentemente su tela o legno e ultimamente su ceramica, quello che mi suggestiona, quello che vedo di accattivante dal mio vascello in volo sul mondo, quello che amo, come un’autobiografia. Per rincorrere SOGNI, per dare vita alle PERSONE o agli AMBIENTI che voglio toccare, con i quali voglio interagire. Una semplice e primaria necessità di espressione; un’esigenza di raccontarsi e di raccontare. Nella serie sui CENTRI STORICI e sui PAESAGGI RURALI c’è un altro aspetto: la presenza-assenza dell’uomo nelle varie tele; in parte dovuta al fatto che le umane storie sono espresse esclusivamente attraverso il colore; in parte dovuta alla speranza che nel futuro l’uomo si meriti davvero uno spazio sulla terra e si crei un mondo più felice, operoso, onesto, pulito, rispettoso e colorato.”

La serie TERRA E ACQUA

La casa e la piazza come fondamento della socialità, ambiente intimo e allo stesso tempo aperto al dialogo e al confronto sono il fulcro concettuale di molti lavori che toccano vari centri italiani come Venezia, Trento, Padova, Verona, Feltre, Milano, Riva del Garda, Gubbio, Firenze, Siena, Lucca, Pitigliano, Sorano, Loreto, Mantova. La prima parte di questo volume raccoglie l’ultimo stadio di una ricerca iniziata nel 1999 su nuclei storici che ha dato vita a serie titolate “Le Case danzanti”, “Cielo di Tetti”, “La Piazza”. L’intento di questo percorso è di scoprire l’anima della città, indagando case, facciate, porte e finestre che si affacciano sul loro cuore medioevale. Impregnati degli umani umori, questi edifici conservano impresse nella loro materia costruttiva le storie degli uomini che le hanno abitate e il senso del loro agire. Un richiamo verso le nostre radici, verso un mondo fragilissimo in continuo pericolo di scomparsa. L’aggettivo “danzanti” relativo a questa serie, non ha solo connotazione gioiosa, ma si può ricollegare al tema delle danze macabre, bellissimi affreschi gotici nei quali l’apparire della morte nei festini di donne e cavalieri ci richiama alla precarietà dell’umano. Ma sono soprattutto case in cammino, che vorrebbero volare, danzare la loro storia; aggrappate alla roccia e al tempo, come tessere di un raffinato mosaico.
Questa serie di tele ancor oggi alimentata e viva è seguita da altri insiemi di lavori che escono dal nucleo urbano, incentrate sul paesaggio rurale, il territorio, piccoli agglomerati urbani o casolari isolati, borghi marini, dai titoli “Cielo di Campi”, “Plenilunio”, “Terra”, “Acqua”.

La serie di CASE DANZANTI di Matteo Boato

Scoprire l’anima della città facendo rivivere gli edifici, antichi e non, facendo trasparire i pensieri, la vita, i sogni di coloro che vi hanno trascorso all’interno parte della loro esistenza. Centri storici come entità viventi, scomposti e ricomposti, in parte reinventandone l’assetto, case che si rianimano, come in un infantile girotondo, intrecciando il loro destino con le voci, le idee, i suoni, il bisbiglìo dei loro abitanti passati e futuri. Sulla tela rivivono le loro sensazioni, i sorrisi, le emozioni, gli attriti e gli amori. Sono case arroccate, inerpicate, le une sulle altre, aggrappate alla roccia e al tempo, come fossero le tessere di un fragile e raffinato mosaico. Sono case in cammino, che vorrebbero volare, che vorrebbero danzare la loro storia; case che si ribellano perché private di calore e di voce, svuotate di umanità, di quei mille minuti mestieri che le rendevano vive, trasformate invece in merce, semplice e freddo oggetto di profitto. Dipingerle significa far parlare questi edifici, queste città, e attraverso il colore e la sua matericità dare loro voce, rendere limpido il dialogo con il passato, con le ragioni del costruito. E così i colori diventano i loro e i nostri stati emotivi, sono l’impatto e il graffio con il tempo, sono il vento che scuote la mente inorpidita, la poca capacità critica, sono la rinuncia ai gesti conformati, ai suoni senz’anima, alla non comunicazione, alla standardizzazione delle idee e dei consumi, sono sogni e progetti, sono musica, sono il sole che accompagna la nostra vita.

LA PIAZZA di Matteo Boato

Piazza come luogo dove chiunque passi lascia un frammento di vita, uno sguardo, un pensiero, un istante, un’emozione. La piazza è il luogo dove la città si incontra. Anche se le persone non si conosco, benchè non ci sia alcuna relazione tra di loro, esiste questo punto di comune contatto, di scambio. Infatti chi passa, chi vi accede, credo in qualche modo assorba, colga un vissuto altrui e lasci a sua volta qualcosa. La piazza è un contenitore di umani umori, è il cuore visibile della città. Questi lavori, tra disegno e pittura, attraverso l’uso di grafite e colore ad olio materico e tridimensionale, indagano l’umano vivere e la necessità di comunicazione, attenzione, verso gli uomini e verso gli altri esseri viventi. La piazza simboleggia il mondo fisico, reale, la terra dove siamo ed esistiamo. Le persone sono l’umanità tutta. La presenza delle ombre suggerisce un incontro tra sogno e realtà, come se ci si trovasse in una “terra di mezzo” non ben collocabile, infatti il mio dipingere vuole sovrapporre tempo passato e presente, il fluire inevitabile della vita e della morte, il succedersi di generazioni che una sull’altra e nello spazio pittorico una accanto all’altra dialogano. Alcune macchie di colore, frammenti, alludono a particolari e unici momenti di intuizione vitale, ma raccontano anche un rapporto d’amore, una attenzione speciale, una ragione di vita o un momento di “verità”, un’idea universale ed eterna che sopravvive al tempo.

La seri di PLENILUNIO di Matteo Boato

Lavorando sul ricordo di un paesaggio extra-urbano conosciuto a luce lunare nascono olii dal titolo “Plenilunio”. Sono paesaggi della periferia di Bruxelles che ho vissuto nel 2000, filtrati dal tempo, ma vivi nella memoria ancora tangibile del mio primo arrivo in terra fiamminga. Un bianco materico, pastoso (che in realtà bianco non può essere nella realtà, ma che lo diventa nel ricordo e poi sulla tela), pieno di ombre cangianti e impalpabili, solca il paesaggio quasi uniforme, un mare sconfinato di grigi, belli, straordinari perchè carichi di colore “in potenza”.

La serie di A MANI NUDE di Matteo Boato

La serie “A mani nude” affronta, attraverso lavori a pastello ad olio e collage, il tema delle relazioni umane, dell’incontro e del dialogo, ma anche il rapporto (e il senso) tra vita e morte e le tracce che l’uomo lascia al suo passaggio sulla terra. Le mani simboleggiano le persone e le loro capacità comunicative, manuali, espressive, intellettive, rappresentano l’umanità tutta; indagano l’umano vivere e la necessità di comunicazione e sono il soggetto principe dello scambio interdisciplinare di cui si arricchisce la vita, ma alludono anche al rapporto tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, tra antichi e nuovi valori che si trasmettono di persona in persona, di generazione in generazione, di era in era. L’incipit di questo lavoro è però legato alla musica. Mi sono chiesto suonando la chitarra cosa unisse le due mani che perfettamente sincronizzate producono in successione suoni e musica attraverso una tecnica frutto di ore e ore di studio. Ho cominciato un anno fa a giugno del 2012, inizialmente ho provato a togliere il suono, a sospendere quelle onde che fisicamente uniscono le due estremità ed a togliere anche il supporto dello strumento, infine ho accostato le due posizioni come per stimolarne il dialogo, con l’intento di iniziare un rapporto nuovo tra le due mani così addestrate e apparentemente consce una dell’altra. Il risultato è l’inizio di un cammino che mi porta dove non avevo previsto. Nel dipingere la migliaia di fogli, utili per la seconda fase di collage, ho inserito nel disegno molti gesti quotidiani che fossero per me emozionanti per qualche aspetto: ad esempio le mie bimbe avvicinando o porgendomi oggetti, le stesse in fase di conteggio manuale, movimenti con piatti di portata piuttosto che mani sul pianoforte od a pulire una superficie di casa. Le mani rappresentate sono sempre le mie ma si tratta di una trasposizione di azioni che talvolta appartenevano ad altri soggetti, spesso famigliari. I disegni sono poi raggruppati e confrontati tra loro, a dispetto del momento nel quale sono stati realizzati, valutandone semplicemente forza espressiva e specifiche cromie. Gli accostamenti a collage quindi sono nati per scelta compositiva e cromatica e non strettamente tematica. Ogni singolo collage quindi ha una sua storia evidentemente, ma strettamente legata all’opera nella sua integrità. Quello che ho dato io a questi lavori è paragonabile a quanto loro diano a me ora che li ascolto tutti insieme.

La serie de IL CERCHIO di Matteo Boato

Una persona che ricerca la sua identità, girandosi, tirandosi, toccandosi, allungandosi, contorcendosi, fuggendo all’ovvietà, fondendo sogni e progetti, mescolando vorticosamente luoghi, amori, carezze; fino a compiere un intero giro su sé stessa, fino a ritrovarsi nel punto di partenza ma con la certezza del cammino percorso. Sembra tenti di fuggire dalle sue responsabilità, da sé stessa, dalla sua vita, invece rincorre idee, confonde, sovrappone, scompone e ricompone speranze e principi. I colori sono le sensazioni, le sfere emotive, gli aspetti della sua personalità, gli istinti, gli organi del suo corpo, i rapporti interpersonali, l’ambiente bio e psicofisico che la circonda, che la avvolge, con il quale lei si trova in equilibrio dinamico. Il desiderio fa parte di questa ricerca, diviene punto di vista dal quale guardare il mondo, ma anche metro di misura delle emozioni, sogni, dipendenze. Vuole liberarsi di tutto ciò che sia esteriorità. Vuole liberarsi dei suoi gesti conformati, delle sue maschere socialmente compatibili, delle immagini virtuali e delle proiezioni che la ricoprono, che ne determinano i rapporti con l’esterno. Con il tempo tutto si e’ incrostato, cementificato, sporcando la mente e il corpo, rendendo impossibile il dialogo profondo con gli altri. Vuole liberarsi, divincolarsi, dal correre, dall’esasperare, dall’esagerare, dal delegare, dai profumi sintetici, dai suoni senz’anima, dalla non comunicazione, dalla standardizzazione delle idee e dei consumi. Così si denuda cercando di sviscerare il proprio io, di raggiungere quel calore che sta in pancia, quel nucleo di energia sotto l’ombelico. Quell’energia che fa muovere il fisico e la mente, il punto di contatto, il ponte tra anima e corpo, tra i vari livelli di consapevolezza, il maestro di vita che è in noi. E in questa ricerca incontra un’altra persona, che fa lo stesso suo percorso, insieme alla quale darà alla luce una nuova creatura e attraverso il parto si rigenererà.

ha realizzato diverse opere pubbliche:

  • ANIMALI DI LUCE (inox e strip led) per il MUSE – Museo delle Scienze di Trento nel 2013
  • A Levico Terme il MOSAICO in ceramica (2013)
  • A Mezzano le decorazioni in OLIO SU LEGNO (2005)
  • A Borgo Valsugana le decorazioni in OLIO SU LEGNO (2007)

 

MATTEO BOATO da ingegnere a pittore

Si diploma nel 1992 in chitarra classica. Nel 1997 si laurea in ingegneria civile. Nel 1998 consegue il “diploma di architettura bioecologica” (HSA di Torino). Nel 2001 lascia l’impiego di ingegnere e sceglie la via della pittura.

MATTEO BOATO ha esposto in diverse città europee ed extraeuropee tra le quali:
Barcelona (S), Belfast (GB), Berlin (D), Bruxelles (B), Dandee (GB), Dresden (D), Edinburgh (GB), Fukuoka (J), Gabala (AZ), Glasgow (GB), Groeningen (NL), Hakone (J), Lisboa (P), London (GB), Lausanne (CH), Lugano (CH), Minamiashigara (J), Muenchen (D), Odawara (J), Paris (F), Sevilla (S), Sonthoven (D), St. Andrews (GB), Tarragona (S), Alessandria, Asolo (TV), Bardolino (VR), Bergamo, Carrara, Castelfranco V. (TV), Feltre (BL), Ferrara, Genova, lmbersago (MI), Mantova, Marina di Ravenna (RA), Milano, Modena, Moena (TN), Mogliano V. (TV), Padova, Parlesca (PG), Peschiera del G. (VR), Riva del G. (TN), Roma, Rovereto (TN), Sanzeno (TN), Sant’Ilario d’Enza (RE), Saronno (VA), Tesero (TN), Torino, Tortona, Trento, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Vigevano (PV).

 

 

MATTEO BOATO